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(2011) Entanglement psichico e rêverie

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Christian Lurati
La Ri-Vista { psi [ , AS12, Vol. I, Gennaio 2012.

 

Nel corso del  processo psicoanalitico  spesso compaiono, nel campo della relazione paziente-analista, eventi psichici amplificati rispetto a come si presentano solitamente al di fuori della stanza d’analisi.

Il fenomeno che mi interessa approfondire in questo lavoro é ciò che potremmo  definire “concordanza psichica”. In alcuni specifici passaggi del trattamento analitico, con alcuni pazienti più frequentemente che con altri, é possibile riscontrare una particolare concordanza tra i contenuti che compaiono nella mente del paziente ed in quella dell’analista, senza che essi siano stati in precedenza esplicitamente nominati. Ciò potrebbe  essere parzialmente spiegato dalla considerazione che nelle terapie in corso da tempo, la coppia analitica acquisisce un proprio linguaggio e propri specifici modelli rappresentativi operanti su livelli non verbali. Rimane comunque una sensazione di stupore nelle occasioni in cui si sperimenta questa sintonia così specifica e puntuale tra le menti impegnate nel lavoro analitico, a volte fin dalle prime sedute.

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(2010) Alcune note sulla "violenza simbolica"

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Marco Riva
Forme della distruttività contemporanee e percorsi di cura . Quaderni di ricerca clinica transdisciplinare, numero monografico. Mimesis ed. gennaio 2010.
 

 

    Il concetto di «violenza simbolica», (wikipedia, 2009) introdotto all’inizio degli anni Settanta dal sociologo francese Bourdieu, si riferisce alle forme di violenza non esercitate con la diretta azione fisica ma con l'imposizione di una visione del mondo, di ruoli sociali e di categorie cognitive attraverso le quali viene percepito e pensato il mondo da parte di soggetti dominanti verso soggetti dominati.

La violenza simbolica è invisibile, viene esercitata con il consenso inconsapevole di chi la subisce e nasconde i rapporti di forza sottostanti alla relazione nella quale si configura. È permeante e costitutiva dell’ambiente in cui viviamo.

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(2009) L’identificazione proiettiva nella trasmissione trans-generazionale della psicopatologia

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Christian Lurati
Bergasse 19, Cultura e cura psicoanalitica, Ananke, Torino, n.3, gennaio 2009, pp. 28-33.

 

La psicoanalisi é una teoria del funzionamento psichico. Ancora oggi, dopo oltre un secolo dalla sua nascita, la possiamo considerare una delle rappresentazioni più efficaci di cui disponiamo per addentrarci nel campo della mente umana.  Essa é una descrizione dinamica dell’impasto delle relazioni variabili esistenti tra quanto ci é consentito di osservare più o meno direttamente, il conscio, e ciò che o non é osservabile in assoluto o, nel migliore dei casi, lo diviene solo attraverso vie indirette, l’inconscio.

La teoria psicoanalitica nella sua declinazione clinica può essere pensata come un lavoro sottile e paziente di ri-costruzione e co-costruzione di legami associativi,  di accesso alla pensabilità di ricordi, emozioni, sensazioni, sogni e fantasie che costituiscono l’individuo. Dunque di cura e di ritrovamento di senso o di riprogettazione dell’esistenza (Riva, 2008). Per la coppia terapeutica questo implica la necessità di confrontarsi con gli aspetti ontogenetici del  paziente: partiamo da questo termine, preso a prestito dalla biologia, per indicare il complicato processo storico che ha inizio con la vita del paziente e  passa, nel corso del tempo, attraverso continue trasformazioni psichiche assumendo via via configurazioni sempre diverse che qui definiremo, nel loro insieme, livello onto-psichico.

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La Ri-Vista { psi [
 
E' disponibile il Numero 1 della La Ri-Vista { psi [ edita dall'Associazione Culturale Studio12.
 
“..quando il bambino era bambino non aveva opinioni su nulla,
non aveva abitudini, sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo si metteva a correre, aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo…” (Peter Handke)
Qui si trova La Ri-vista { psi [  , con parentesi bislacche che aprono e non riescono a chiudere. Perché la vera ricerca è quella che non è ancora finita, quella del bambino che non fa le facce da fotografo.